friggitrice ad aria De’Longhi
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QUANDO DE’ LONGHI CI PROVÒ: LA FRIGGITRICE AD ARIA CHE NON HA SFONDATO

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Negli anni in cui la friggitrice ad aria iniziava a diventare un fenomeno globale, anche De’Longhi decise di entrare nel settore con un modello ambizioso: la FH1163/1 Multicooker, presentata come una “friggitrice ad aria evoluta”.

L’obiettivo era chiaro: offrire un apparecchio capace di friggere, cuocere e arrostire con un solo strumento. Tuttavia, nonostante la qualità costruttiva e il nome del marchio, il prodotto non riuscì mai a conquistare il mercato.

Questa è la storia di un progetto ben concepito ma poco compreso, che oggi resta un caso interessante per capire cosa serve davvero perché una friggitrice ad aria abbia successo.

La friggitrice ad aria De’Longhi FH1163/1 nasceva da un concetto ibrido tra padella elettrica e multicooker. Era dotata di una resistenza superiore con ventola, un cestello rotante e un braccio mescolatore automatico, pensato per girare gli alimenti durante la cottura. In teoria, poteva sostituire una friggitrice, un forno e una padella. In pratica, però, questa versatilità confuse il pubblico.

Molti consumatori non capivano se fosse davvero una friggitrice ad aria, una pentola elettrica, o una macchina per risotti. Il risultato fu una comunicazione poco mirata, che non riuscì a differenziare il prodotto dalla concorrenza nascente, come la prima Philips Airfryer (vedi L’inventore dietro la Philips Airfryer: come nacque la prima friggitrice ad aria di successo).

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Dal punto di vista tecnico, la macchina era interessante:

• potenza da 1400 watt,
• pala rotante removibile,
• capacità di circa 1 kg di cibo,
• e una distribuzione del calore a 360°, garantita da una ventola superiore.

Il cestello ruotava lentamente per garantire una doratura uniforme, e il coperchio trasparente permetteva di controllare la cottura. La costruzione era solida, ma anche ingombrante e più complessa rispetto ai modelli a cassetto che stavano arrivando sul mercato.

Molti utenti apprezzavano la versatilità — si potevano cucinare risotti, zuppe e perfino torte — ma chi cercava una vera friggitrice ad aria rimaneva deluso: i tempi erano lunghi e la potenza limitata. Su Amazon, le recensioni oscillavano tra entusiasmo e perplessità: ottima per certe ricette, ma lontana dalla croccantezza promessa.

Puoi ancora trovare alcuni esemplari o versioni simili cercando su Amazon i multicooker De’Longhi, dove la linea è stata poi riposizionata come prodotto da cucina multifunzione.

Mentre De’Longhi puntava su un approccio “multifunzione”, marchi come Philips, Cosori e Ninja si concentravano su un obiettivo più chiaro: riprodurre la frittura tradizionale con meno olio. Questa chiarezza di messaggio fece la differenza.

La Philips Airfryer, lanciata nel 2010, era più compatta, più potente e più intuitiva. Bastava impostare tempo e temperatura, senza accessori o componenti da montare. Anche per questo riuscì a imporsi come sinonimo di friggitrice ad aria.

De’Longhi invece rimase intrappolata nella zona grigia dei prodotti ibridi: troppo complessa per chi voleva semplicità, troppo limitata per chi cercava un vero multicooker come l’Instant Pot.

Dal punto di vista del design, la FH1163/1 aveva linee curve e un coperchio bombato trasparente. L’idea era mostrare la cottura in diretta, ma il risultato era un apparecchio voluminoso che occupava spazio prezioso sul piano cucina.

Anche la pulizia non era il massimo: la pala interna, il coperchio e il cestello andavano lavati separatamente, e il meccanismo rotante tendeva a trattenere residui di grasso.

In compenso, la distribuzione del calore era uniforme e i risultati buoni su piatti come verdure, spezzatini o pollo a pezzi. Per molti utenti, però, il prodotto restava “né carne né pesce”: una macchina che faceva tante cose, ma nessuna alla perfezione.

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Nonostante una campagna pubblicitaria importante, la friggitrice ad aria De’Longhi non trovò un pubblico stabile. Il prezzo era alto, vicino ai 200 euro, e il concetto di “frittura ad aria” non era ancora diffuso in Italia. Inoltre, la presenza del braccio mescolatore generava rumore e rendeva difficile cucinare cibi delicati come polpette o pastelle leggere.

Dopo pochi anni, la produzione fu interrotta e il modello rimase solo come riferimento per i primi tentativi italiani di innovazione nel settore. Una storia simile, per certi versi, a quella della Frittolosa Termozeta, il primo prototipo degli anni ’90 (vedi Il prototipo dimenticato: la Frittolosa Termozeta, la prima friggitrice ad aria degli anni ’90).

Oggi la FH1163/1 è considerata un anello di passaggio tra la friggitrice ad olio e la moderna air fryer digitale. Ha introdotto elementi innovativi come la pala mescolatrice, poi ripresi da marchi come Tefal con la serie ActiFry, ma non ha mai raggiunto la popolarità dei modelli più semplici.

In un certo senso, De’Longhi aveva avuto una buona intuizione, ma nel momento sbagliato. Il mercato non era ancora maturo e i consumatori cercavano un’esperienza più immediata. Chi voleva cuocere su più livelli o in modo uniforme si orientava verso modelli forno, come la Princess Deluxe Oven Airfryer, ancora oggi tra i più venduti su Amazon.

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La friggitrice ad aria De’Longhi FH1163/1 è un caso emblematico di innovazione parziale: un prodotto di qualità, ma privo di una direzione chiara. Aveva tecnologia, materiali e design italiano, ma non l’immediatezza che rese vincenti le air fryer successive.

Oggi resta una tappa importante nella storia della cottura ad aria, un tentativo di evoluzione che aprì la strada ai modelli più moderni e pratici. Nel grande racconto delle friggitrici ad aria, De’Longhi rappresenta il passaggio intermedio tra il prototipo pionieristico della Frittolosa Termozeta e il successo planetario della Philips Airfryer.

Intorno al 2013, come parte della linea Multicooker.

No, la produzione è terminata, ma si trovano modelli usati o ricondizionati online.

Parzialmente: utilizzava aria calda con ventola, ma non raggiungeva la croccantezza delle moderne air fryer.

Prezzo elevato, comunicazione poco chiara e concetto troppo ibrido per il mercato dell’epoca.

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